|
|
|
|
|
Il
POLLINO
Tra
foreste secolari e valli profondissime
Il
massiccio del Pollino è il più imponente gruppo
montuoso calabrese, con la presenza di cinque cime oltre i
duemila metri. E' uno dei sistemi più interessanti
dell'Appennino meridionale, sia dal punto di vista paesaggistico
che naturalistico, presentando al visitatore inaspettati scenari
alpini e un patrimonio ambientale ancora intatto.
Dal Piano di Campotenese, in prossimità dell'omonimo
svincolo autostradale, si imbocca la provinciale che sale
ai Piani di Ruggiu, ampio pianoro carsico, ai cui margini
sorgono il rifugio De Gasperi ed il vicino Fasanelli, punto
di partenza di numerose escursioni. Dal Colle dell'Impiso
si raggiungono, dopo una facile escursione, i Piani del Pollino,
dalle tipiche connotazioni alpine, circondati da un anfiteatro
naturale di straordinaria bellezza, che costituisce il cuore
ed il simbolo stesso del Parco Nazionale del Pollino, da dove
ammirare e raggiungere le cime più importanti del Massiccio:
Serra di Crispo, Serra delle Ciavole, Monte Pollino e Serra
Dolcedorme, che con un altezza di 2266 metri costituisce la
più elevata vetta del complesso montuoso e di tutta
la Calabria.
Sulla
parte alta dei piani, in prossimità della Grande Porta
del Pollino, si incontrano gli ultimi maestosi pini loricati,
che con le loro forme imponenti e contorte restano tenacemente
aggrappati a spuntoni di roccia inaccessibili.
Dai centri abitati di Civita e San Lorenzo Bellizzi si raggiungono
i punti più suggestivi del versante orientale: l'immenso
bosco di faggio della Fagosa, la Timpa Falconara, la Timpa
San Lorenzo con la sua parete rocciosa alta circa 800 metri,
che si innalza direttamente dalle acque del torrente Raganello;
le gole del Barile e del Raganello, canyon rocciosi percorsi
da acque cristalline, una delle mete più ambite da
turisti ed escursionisti che, partendo dal Ponte del Diavolo,
nei pressi di Civita, risalgono il letto del torrente alla
scoperta di anfratti, massi ciclopici e giardini incantati,
circondati da pareti di roccia alte oltre cento metri.
Nei comuni di Cerchiara di Calabria, San Lorenzo Bellizzi
e Civita sono concentrate le aree speleologiche più
interessanti, come l'Abisso del Bifurto, 683 metri di profondità,
attualmente classificata come diciottesima voragine più
profonda d'Italia, o la Grotta del Gufo, la più grande
della Calabria in parte ancora inesplorata, o la Grotta delle
Ninfee, da dove sgorga acqua sulfurea a 50 gradi, utilizzata
per cure termali.
|
|
|
|
L'ORSOMARSO
Tra
torrenti e voragini rocciose
Geologicamente
simili al Massiccio del Pollino, i Monti di Orsomarso costituiscono
l'estrema propaggine della Catena Appenninica, oggi interamente
compresa entro i limiti del Parco Nazionale del Pollino. Scoperto
solo da pochi anni da studiosi ed appassionati, per la sua
estrema varietà di paesaggi, le valli profondissime,
le vette acuminate, i canyon rocciosi e i fitti boschi, questo
territorio rappresenta la parte più selvaggia e misteriosa
della catena appenninica. La parte settentrionale del gruppo
montuoso è impreziosita dalla presenza di due valli
di straordinaria bellezza, la valle del fiume Lao e la valle
del torrente Argentino, entrambe da tempo riconosciute di
notevole valore naturalistico, fino ad essere inserite tra
le quindici Riserve Naturali dello Stato presenti i Calabria.
Da vedere: i monumentali campanili di roccia di Pietra Campanara
e Crivo dell'Uomo Lungo, i rilievi dei gruppi montuosi del
Monte Palanuda e del Monte Caramolo, i Piani di Novacco, luoghi
ideali per lo sci di fondo. Al centro del massiccio svetta
la cuspide del Cozzo del Pellegrino, la più alta cima
del gruppo(1987 metri) dalla cui sommità rocciosa è
possibile ammirare l'intera Valle del fiume Abatemarco, racchiusa
tra foreste inviolate ed il blu intenso de Mar Tirreno. Scendendo
più a sud si incontra il gruppo montuoso del Monte
la Mula, dall'ampia cima arrotondata e priva di vegetazione
ed il lunghissimo e vertiginoso crinale del Monte Montea,
tra pareti verticali, guglie acuminate e boschi di giovani
pini loricati; alle sue pendici si incontra la Pietra Portusata,
monumentale monolito roccioso, dalla forma arcuata. Superata
la spettacolare gola del fiume Rosa si raggiunge il confine
meridionale del gruppo montuoso, segnato dal bastione roccioso
del Monte La Caccia, che si staglia imponente quasi a picco
sul mare.
Per i più audaci: nei pressi di Laino Borgo e dell'affascinante
abitato medievale di Laino Castello, è possibile cominciare
la grande avventura alla scoperta del fiume Lao, imponente
corso d'acqua che nella sua parte alta, compresa tra Laino
Papasidero, scorre impetuoso tra lisce pareti di roccia a
strapiombo sul fondo di un sottile canyon roccioso. Con il
supporto delle guide locali è possibile provare l'emozionante
esperienza del rafting, scendere a piedi o in canoa per questo
splendido tratto di fiume che ha ospitato diverse prove agonistiche.
|
|
|
LA
CATENA COSTIERA
Attraversato
il Passo dello Scalone si raggiunge uno dei sistemi montuosi
calabresi geologicamente più complessi (aspetti alpini
+ formazioni appenniniche): la Catena Costiera, lungo susseguirsi
di rilievi di non grande elevazione, posta parallelamente
alla costa tirrenica per un tratto di circa settanta chilometri.
L'estrema vicinanza al mare , sempre visibile dal lungo
vario crinale, trasforma questi monti in una barriera naturale
alle correnti umide provenienti dal Mar Tirreno, generando
un clima particolarmente piovoso, caratterizzato dalla formazione
di tipiche nebbie suggestive che favoriscono il mantenimento
di un manto boscoso estremamente vario e permettono la vita
di specie animali rare e inaspettate.
Il territorio del Parco Naturale del Monte Calòria,
confinante con il Gruppo Montuoso della Montea, evidenzia
il passaggio dall'aspra natura dell'Orsomarso alle forme
più dolci ed arrotondate della Serra Pantalonata
e del Cozzo Cervello, ammantate di fitte foreste di faggio
e castagno.
In questa zona le frequenti piogge hanno permesso la formazione
di un sistema di piccoli invasi naturali originati dal ristagno
delle acque meteoriche, tra cui il Lago dei Due uomini ed
il Laghicello, antichi specchi d'acqua spontanei circondati
da una matura foresta di faggio. Il lungo susseguirsi
di panoramici rilievi e di fitte foreste culmina a sud con
il Monte Cocuzzo, imponente piramide rocciosa, dalla cui
cima di 1547 metri è possibile ammirare uno dei paesaggi
più suggestivi dell'intera costa tirrenica.
|
|
|
|
LA
SILA
Ancora
oggi visitatori e turisti continuano a meravigliarsi nell'incontrare,
a pochi chilometri dalla costa ionica o tirrenica, una tale
varietà di boschi (pini, larici, faggi, querce, castagni)
intervallata da praterie e pascoli, ricca di torrenti e laghi
tanto da rendere questo altipiano, spesso paragonato alle
regioni del nord Europa, l'autentico cuore verde del mediterraneo.
Il versante nord dell'altopiano, affacciato sulla piana di
Sibari, prende il nome di Sila Greca, denominazione dovuta
ad antichi flussi migratori di popolazioni greche ed albanesi,
etnie e culture ancora vive e presenti nei paesi posti alle
pendici di questi monti. La Sila Grande si estende al centro
del massiccio e comprende le zone più popolose ed attive
dell'altopiano: dai rinomati centri turistici di Camigliatello
Silano e di Lorica, noti soprattutto per i comprensori sciistici
di Monte Curcio e Monte Botte Donato, ai laghi artificiali
del Cecita e dell'Arvo, allo straordinario territorio del
Parco Nazionale della Calabria in Sila Grande che comprende
tra l'altro l'imponente foresta della Fossiata e la piccola
riserva naturale dei Giganti di Fallistro, colonia di secolari
pini larici, ultimi esmplari della foresta primigenia, sopravvissuti
a secoli di continui disboscamenti, piante che raggiungono
oltre i 40 metri di altezza ed un diametro di circa due metri.
Più a sud si estende la Sila Piccola, che comprende
alcuni degli angoli più integri dell'habitat silano,
come la valle del Tacina, la gola del torrente Soleo, le valli
del Ciricilla e del Crocchio ed il fitto bosco del Gariglione,
una tra le più rinomate foreste calabresi, posta al
centro del Parco Nazionale della Calabria in Sila Piccola.
Tra i laghi artificiali dell' Ampollino e del Passante troviamo
i più importanti centri turistici: Palumbo, frequentato
sia in estate che in inverno, Buturo, Villaggio Mancuso, storico
centro di villeggiatura dalle caratteristiche villette di
legno in tipico stile alpino dei primi anni del Novecento.
Il territorio silano in inverno diventa teatro sportivo per
gli amanti dello sci alpino e dello sci di fondo. In estate
la Sila offre una tra le più vaste reti escursionistiche,
percorribili a piedi, a cavallo o in mountain-bike, alla scoperta
di valli assolate, torrenti incastrati tra le rocce, boschi
fiabeschi che degradano dolcemente sui laghi frequentati dagli
amanti degli sport d'acqua.
|
|
|
|
LE
SERRE
Attraverso
l'istmo di Marcellinara, il punto più stretto dell'Italia,
dove solo 35 chilometri separano il mar Jonio dal mar Tirreno,
si incontra il gruppo delle Serre Calabre, una lunga catena
montuosa che offre paesaggi e scenari unici, tra foreste incantate
e vestigia di storia millenaria. Percorrendo le numerose strade
che dalla costa raggiungono l'altopiano, lasciate le rinomate
spiagge di Soverato e di Tropea, ci si ritrova circondati
da splendide foreste di abete bianco di faggio e di castagno
e si rimane quasi sommersi dalla più lussureggiante
macchia mediterranea. Attraversata la dorsale che collega
Monte Covello a Monte Coppari, si raggiunge la Vallata di
Serra San Bruno, antico paese montano noto per la presenza
della Certosa fondata da San Brunone di Colonia , per proseguire
fino a raggiungere l'abitato di Mongiana, sede di un'antica
Ferriera Borbonica, e poi il Monte Pecoraro, la vetta più
elevata delle Serre. Dal magico bosco Archiforo, al bosco
di Stilo, al bosco della Ferdinandea, antica tenuta di caccia
dei reali borbonici, al bosco di Santa Maria e di Mongiana,
le Serre offrono uno dei patrimoni naturalistici più
vari ed affascinanti dell'entroterra calabrese, in un habitat
maestoso ed incontaminato, con grande varietà di funghi,
castagne, noci, nocciole, e tanti altri prodotti tipici della
zona. Al limitare della foresta, sul versante che degrada
velocemente verso il mar Jonio, si aprono le profonde vallate
delle tipiche fiumare, come quella dello Stilaro, di Assi
e dell'Ancinale, che una volta risalito l'ampio greto pietroso
caratteristico dei tratti terminali, permette di ammirare
un altro tesoro naturalistico delle Serre: lo spettacolo delle
acque che rigogliose si incontrano in sorprendenti forre,
profonde pozze e suggestive cascate. Lungo il Sentiero del
Brigante, che parte dallo storico paese di Stilo per raggiungere
Gambarie, attraversando le Serre e l'Aspromonte, si risale
la fiumara Stilaro fino a raggiungere le famose cascate di
Marmarico, in prossimità dell'abitato di Bivongi, che
tra pareti verticali di granito compiono un salto di circa
90 metri; proseguendo per u ripido sentiero si raggiunge il
complesso della Ferdinandea, insediamento borbonico destinato
alla raccolta e alla lavorazione del legname.
|
|
|
|
L'ASPROMONTE
Il
lungo viaggio tra le montagne calabresi non può che
finire sul mare ed in effetti dalla spettacolare piramide
montuosa dell'Aspromonte si apre una vista sconfinata sui
mari che abbracciano l'estrema punta della Calabria, il mar
Jonio ed il mar Tirreno, in un indimenticabile panorama a
360 gradi costellato dai profili delle Isole Eolie e dall'imponente
cima dell'Etna. L'estrema bellezza di questa montagna compete
solo con la sua fama e le sue contraddizioni, a partire dal
nome che, pur evocando severità e fatica, dovrebbe
significare "monte bianco", nome attribuitogli dalle
popolazioni greche della costa ionica nell'ammirare le candide
formazioni rocciose del versante orientale.
La varietà del paesaggio, con i suoi profondi valloni,
i ripidi crinali rocciosi, le spaziose assolate fiumare, fanno
dell'Aspromonte una delle principali mete del turismo del
meridione, apprezzato e riconosciuto ultimo lembo della natura
selvaggia e incontaminata del Mediterraneo. Da Gambarie, principale
centro turistico della zona dotato di numerose strutture ricettive
e di un impianto di risalita che collega il paese con la vetta
del Monte Scirocco, si raggiunge comodamente il Montalto,
cima più alta con i suoi 1955 metri, da dove è
possibile percorrere con lo sguardo gli innumerevoli solchi
fluviali ricchissimi di acque, di cui si riesce appena ad
immaginare il fondo, che dopo aver percorso gole rocciose,
superato spettacolari cascate ed attraversato forre e pozze
incantate, si inabissano inaspettatamente sotto il letto pietroso
delle fiumare. La grande ricchezza delle acque dell'Aspromonte
si può ammirare lungo il torrente Menta dove si formano,
tra una serie di salti rocciosi, le note Cascate di Maesano,
sul torrente Ferraina dove si incontra la Cascata delle Forgiarelle,
lungo il torrente Aposcipo, ma anche nelle profonde gole della
fiumaraLa Verde o lungo il corso della fiumara Buonamico,
dove una immensa frana caduta nel 1973 ha permesso la formazione
del lago Costantino, piccolo specchio d'acqua incastonato
tra pareti verticali di pietre e macchia mediterranea.
Molti permettono di conoscere il territorio aspromontano:
il sentiero del Brigante, che sentieri collega Gambarie a
Stilo, il sentiero dell'Inglese (nome preso dal paesaggista
anglosassone Edward Lear, che nel 1847 percorse a piedi il
periplo dell'Aspromonte), il sentiero Italia, promosso dal
Club Alpino Italiano, che si collega al più lungo sentiero
escursionistico che attraversa l'Italia dalla Sardegna alle
Alpi. Percorrendo questi sentieri, paesaggi e scenari si modificano
di continuo, alternando foreste, acque e rocce in un susseguirsi
di stridenti contrasti, tanto vari ed affascinanti da sfiorare
la stranezza. Di particolare interesse il Santuario di Polsi
e la Valle dei Monumenti, dove da una fitta foresta si elevano
enormi e monumentali blocchi rocciosi, tra cui la famosa Pietra
Cappa, alta oltre 100 metri.
|
VAL
D'AOSTA
|
|
IN
VAL FERRE'
Poco
oltre Courmayeur la Dora si divide dando il nome a due vallate
rettilinee e convergenti: a Nord Ovest la Val Veny a Nord
Est la Val Ferret. La Val Ferret inizia poco oltre l'abitato
di Entrèves (m 1306) e si insinua ai piedi delle Creste
di Rochefort, delle Grandes Jorasses, del Triolet e del Mont
Dolent, i cui spartiacque segnano il confine con la Francia,
terminando a Nord Est al Col Ferret(m 2543) che segna il confine
con la Svizzera.
Il rilievo del fondo valle registra inizialmente un breve
dislivello di poco più di 200 m, ed è seguito
da un lungo pianoro erboso, il quale, una volta oltrepassato
lo sbocco della Comba D'Armina prosegue sino in località
Lavachey. Da qui, dopo un salto di una cinquantina di metri,
in corrispondenza dei boschi del Frebuze, la valle diventa
un paludoso piano in leggero declivio sino ai boschi di Arnuva,
dove sbocca il Vallone di Belle Combe. A partire da questo
punto la valle si congiunge e si integra con i ripidi pendii
che portano al Col du Ferret, limite orientale della catena
del Bianco. La Val Ferret è percorsa in tutta la sua
lunghezza dalla Dora di Ferret.
La Valle divide geograficamente le Alpi Graie ( nelle quali
è compresa la Catena del Monte Bianco) dalle Alpi Pennine
(tutte le cime corrispondenti al versante prospettante la
catena del Bianco).
La Valle ha una lunghezza di circa 13 Km (da Entrèves
a Col Ferret). Planpincieux (8598 m), considerato il capoluogo
della Valle, dista 65 k da Courmayeur, 37 km da Aosta, 217
km da Milano. La gita che proponiamo dura circa un'ora, prevede
un dislivello di circa 250 m e raggiunge il Rifugio Bonatti.
Salendo su per il sentiero si domina la Val Ferrè:
si vede Courmayeur, la Dora, il Monte Bianco e le Grandes
Jorasses. Lungo il sentiero numerose marmotte vi fischieranno
a breve distanza, e qualche mucca al pascolo potrebbe attraversarvi
la strada. Distese enormi di fiorellini di ogni colore ravvivano
il percorso. Nel Rifugio Bonatti ci si può fermare
per un bel pasto di montagna ma anche per pernottare. Spettacolare
il Monte Bianco proprio di fronte al Rifugio, in versione
magnum come ingrandito e ravvicinato da un potente binocolo.
Da qui partono numerose escursioni.
|
TRENTINO
ALTO ADIGE
|
|
IL
PERIPLO SASSOLUNGO
Il
percorso inizia al Passo Sella, universalmente considerato
il più bel passo dolomitico
Il Sella appare come un massiccio isolato, delimitato su tutti
i lati da valli e passi che lo distaccano dai gruppi circostanti.
Davanti alle pareti del Passo Sella impossibile non emozionarsi.
Il Passo mette in comunicazione la Val Gardena con la Val
di Fassa, separando il massiccio del Sassolungo , isolato
a occidente, dal gruppo del Sella. L'itinerario che proponiamo
riguarda il periplo del Sassolungo.
Si imbocca la traccia contrassegnata dal segnavia 617 che
conduce con andamento pianeggiante al non lontano Rifugio
Friedrich August. Si continua sul medesimo sentiero passando
ai piedi della Punta Grohman, della Torre Innerkofer e del
Dente, con andamento non impegnativo e quasi sempre alla quota
di 2000 metri, toccando l'edificio in legno del Rifugio Pertini
, e giungendo al Rifugio Sasso Piatto, 2297 m. In leggera
discesa ci si dirige verso il Rifugio Giogo, 2036 metri, affacciato
sui prati della Maga Carlotta e sulla Val Gardena, ma non
lo si raggiunge. Si tiene invece a destra il segnavia 527,
che collega il Rifugio Sasso Piatto al Rifugio Vicenza, aggirando
interamente il Sasso Piatto, 2955metri. Seguendo la traccia
del 527 si imbocca il vallone del Sassolungo e si sale fino
al Rifugio Vicenza, 2252 metri, anche se è possibile
evitare l'ultimo strappo e tagliare alla bocca inferiore del
vallone direttamente sul sentiero 526.Chi è salito
al Vicenza ha anche un'alternativa, rispetto a questo itinerario,
per una differente conclusione: si può proseguire dal
Vicenza al Demetz, sulla forcella Sassolungo, e tornare al
Passo Sella in cabinovia Ma noi vi consigliamo senz'altro
di portare a termine il periplo del gruppo, poiché
tornando giù dal Vicenza e riprendendo la traccia che
costeggia tutto il Sassolungo, ora contrassegnata dai segnavia
526 e 528, vi attende il passaggio del pilastro nord, forse
il tratto più bello di tutto l'itinerario. Si seguono
le indicazioni per il Rifugio Comici, 2155 metri, situato
all'inizio dell'imponente muraglia del versante nordovest,
e sempre per facile sentiero in falsopiano, si riguadagna
il Passo Sella, portando a termine il fantastico tour del
Sassolungo.
|
|
|
|
VAL
DI FUNES
ODLE + PUTIA
Al
confine nordoccidentale dell'area dolomitica c'è il
gruppo delle Odle, distinto nelle Odle di Eores e nelle Odle
di Funes.
Un gruppo un po'defilato ma affascinante, rimasto ai margini
dell'area turistica e perciò capace di conservare e
offrire immagini e spunti altrove perduti..
Le Odle di Funes sono tra le più belle montagne delle
Dolomiti: un'imponente sequenza di pareti verticali, strutturate
in torri e pinnacoli, formate da bancate di Dolomia dello
Sciliar, una roccia particolarmente chiara e poco stratificata.
Un vero muro che delimita verso nordest l'universo dolomitico.
Scendendo dal Monte di Funes verso San Pietro, centro principale
della valle, ecco comparire sulla sinistra la catena seghettata
delle Odle di Funes. Ma per godere appieno di questa vista
occorre giungere a San Pietro e di lì imboccare la
strada che porta a Santa Maddalena, e da qui proseguire verso
il circo terminale della valle, che si conclude a Passo Poma.
Con l'auto si può arrivare sino alla Malga Zannes,
a 1670 metri di quota, dove partono tutti gli itinerari apiedi
attraverso il grupo Puez-Odle.
La Malga di Zannes costituisce il miglior punto di accesso
per gli escursionisti che vogliono raggiungerei gruppi delle
Odle, sia di Eores che di Funes, e il Sass de Putia, che delle
Odle fa parte a tutti gli effetti e che merita assolutamente
un'escursione per i panorami stupendi che si godono dalla
sua vetta, verso sud su tutte le Dolomiti e verso nord e nordovest
sulle Alpi centrali.
|
|
|
WEEK-END
IN VAL DI NON
Fra
mele, passeggiate, strudel e un'aria un po' naive
Benvenuti
in Val di Non (Anaunia), famosa in tutto il mondo per la sua
incredibile produzione di mele.
Una valle da scoprire piano piano, dove un weekend sarà
solo una prima immersione nel verde e nella storia che vorrete
senz'altro approfondire
La valle è situata lungo il secondo tratto del Noce,
il torrente che proviene dalla Val di Sole. E' uno spettacolo
naturale dalla primavera all'autunno, i meleti in fiore o colmi
di mele sono davvero suggestivi
in questo contesto panoramico, dominato dalle Dolomiti del
Brenta e dalle cime del Gruppo
Ortles- Cevedale in
lontananza. Inconfondibile è la diga
di Santa Giustina (nei pressi di Cles), grande lago
artificiale, costruita su uno dei punti più stretti dell'orrido
che corre parallelo alla valle (forra) ed offre uno strapiombo
di 152 metri.
Meta
di migliaia di turisti ogni anno è il
Lago di Tovel, un tempo soggetto a colorazione
rossastra per effetto di un microrganismo oggi forse irrimediabilmente
estinto. Un'oasi di pace nelle cui acque si specchia il Brenta.
Da visitare anche il Lago
Smeraldo di Fondo: è un'area bellissima
e molto intima, la cui attrattiva principale è la forra
preglaciale che ha reso Fondo famosa. Oltre la classica suggestiva
passeggiata al burrone, da quest'anno visite guidate al Canyon
Rio Sass.
Se siete degli asppassionati di arte culinaria vi consigliamo
una serata alla Taverna del Santo Palato, di via S. Martino
9, Telefono 0463/831626, vicino alla chiesa.
Qui, solo su prenotazione, in una suggestiva elegante cantina
potrete gustare specialità inter-regionali annaffiate
da vini di qualità. Sempre disponibili, invece, piatti
di salumie formaggi.
La valle incuriosisce il turista non solo per la natura ma anche
per i siti archeologici, i castelli, i palazzi e le residenze
nobiliari, le case affrescate, gli edifici sacri
Nell'Alta Valle di Non (Fondo, Cavareno) sopravvivono testimonianze
preistoriche e reperti medioevali (come gli affreschi del XV
e del XVI secolo che si trovano sulle pareti di alcune case
o nella Chiesa di Santa Lucia (Fondo).
Reperti e testimonianze anche a Sanzeno, dove si ammira una
basilica costruita sopra una cappella voluta da San Vigilio.
Altro edificio caratteristico è San'Agnese
del Doss, risalente al 1307 ma colpita da un fulmine
e poi restaurata nei primi anni del nostro secolo. Unico, in
Europa,il santuario
di San Romedio:
nato da una cappella costruita in occasione della morte di Romedio
(eremita che qui si ritirò colpito dalla devozione di
missionario cristiano) si è successivamente sviluppato
orginando un interessante complesso architettonico.
Numerosi
i castelli: di CastelFondo,
Malgolo, Bragher, Cles, Nanno, Thun
quest'ultimo, sopra
Vigo di Ton, si presenta come un complesso fortificato, civile
e militare, in cui sono ancora ben visibili le fortificazioni
e le strutture di attacco e difesa.
La Valle è attraversata dalla storica linea
ferroviaria Trento - Malè. Tale linea è
ora completamente rimodernata dopo i danneggiamenti che le furono
portati dai bombardamenti avvenuti durante la Seconda Guerra
mondiale. E' attrezzata per il trasporto biciclette.
|
|
|
| PRINCIPALI
ESCURSIONI:
I
migliori obiettivi partendo dalla destra del Noce sono verso
le Dolomiti del Brenta:
dal lago di Tovel si possono raggiungere mete accessibili
agli esperti e non.
Primo fra tutti il Passo Grostè,
che mette in comunicazione con la Val Rendana e da cui è
splendido il panorama sull'Adamello
Brenta, ed anche alcune malghe a mezza costa (Pozzol
e Flavona, per esempio)
Si possono effettuare passeggiate dalle più facili
alle più impegnative che conducono nei vari canyon
nonesi. I percorsi sono otto e portano nel
Canyon di Fondo, al Canyon
di Gorzana, al canyon
e sentiero del Mondino, da Fondo alla cascata di
Tret, un altro canyon si può visitare nei pressi di
Don. Altre mete di escursioni verso est sono il Monte
Penegal(facile), il Lago
di Tret (proprio una passeggiata), il panoramico
sentiero BAVC (medio, con panorami sulla Valle dell'Adige)
e Malga Romeno (facile).
Nei pressi di cavarono si può invece camminare verso
Bait dei Russi, i ruderi di una baita costruita
da prigionieri russi che durante la prima Guerra mondiale
vi venivano portati dagli austriaci per lavorare all'acquedotto.
|
|
|
|
IN
BICI MA NON SOLO:
 |
 |
Il
Lago di Tovel: |
Da
Cles si raggiunge in pianura l'abitato di Tuenno. Da Tuenno,
650 slm, si imbocca la strada che si segue fino alla fine:
il Lago di Tovel, che fino a pochi anni fa era celebre per
la purpurea colorazione delle acque, dovuta ad una particolare
specie vegetale. Il lago dista 11 tranquilli chilometri di
leggera salita (4-5% dipendenza) da Tuenno ed è alto
1180 metri. Oltrepassato il lago si può procedere ancora
per qualche centinaia di metri fino alla Malga Pozzol di Flavonia.
Il ritorno è possibile solo lungo lo stesso itinerario
di salita. Addentrandosi in Val di Tovel si sale tra i boschi
verso il Gruppo delle Dolomiti del Brenta (zona destinata
a parco), un eccezionale gruppo montuoso dominato dalle cime
Tosa e Crozzon di Brenta, alte oltre i 3000 metri.
|
|
|
 |
 |
Il
Passo della Mendola: |
Dalla Val di Non la salita al Passo si presenta poco impegnativa.
Da Cles si raggiunge prima Fondo (km 18) e dal paese del lago
Smeraldo si imbocca la salita che in otto chilometri supera
il dislivello di quasi 400 metri. La salita è spesso
avvolta in suggestivi boschi di conifere e sbuca al Passo dove
si respira già aria altoatesina e da cui si può
ammirare un vasto panorama sulle Alpi del Sud Tirolo. |
|
|
 |
 |
San
Romedio: |
Itinerario facile. Da Coredo (metri 830) si parte per questo
itinerario di 20 km attraverso il santuario san Romedio e la
selvaggia Val Verdes. Si sale leggermente a Tavon (km 2, metri
860) per scendere (inizia lo sterrato) al santuario(metri 735,
km4.3): qui intorno all'anno 1000 Romedio, giunto per visitare
i luoghi di sacrificio di alcuni missionari cristiani, rimase
colpito da tanta devozione e decise di ritirarsi in eremitaggio.
Nel momento della sua morte fu edificata una cappelletta attorno
alla quale ne furono costruite altre: il risultato è
una costruzione ardita, unica in Europa.
Dal Santuario si torna indietro fino al bivio e si segue direzione
Val Verdes: si riprende a salire (tenere la sinistra nei pressi
di un parcheggio) fino a giungere al km 11.5 alla vetta del
percorso-Località Larici metri 1155, oltre la quale si
gira a sinistra al primo bivio per attaccare la discesa. Durante
l'ascesa si costeggia sempre il Rio Verdes, ignorando le deviazioni
che se ne allontanano. Sempre durante la salita, al km 9.2,
si attraversa il Rio nei pressi di un interessante gruppo di
mulini (ruderi). La Baita 7Larici segna il punto più
alto e si incomincia a pedalare in pianura: girare a sinistra
nei pressi di un parcheggio ed a destra al km 12 verso un astrada
forestale con stanga. Poco dopo si raggiunge una pizzeria nei
pressi della quale si gira a destra e subito dopo a sinistra.
Non si scende a Sfruz ma si prosegue verso una segheria davanti
alla quale si gira a destra per tornare nei pressi di un campo
di pattinaggio. Appena lo si supera si incontrano due bivi:
al primo dritti, al secondo a sinistra. E' facile ora scendere
seguendo le indicazioni dei laghi che portano nei pressi del
punto di partenza. |
|
|
 |
 |
Passo
delle Palade |
E' un Passo che come il Mendola non nasconde insidie particolari
per i più allenati ma è senza dubbio un bel terreno
per una tranquilla sgambata. Raggiunto Fondo (18 km da Cles)
si prosegue per 7 km per varcare il confine co la provincia
di Bolzano ed altri 6 km circa prima di valicare il Passo. Al
Valico si è a quota 1500 metri. |
|
|
 |
 |
Monte
Macaion |
Millecento metri di dislivello per arrivare da Fondo alla sommità
di Monte Macaion, un terrazzo sulla valle dell'Adige. Si prende
verso Passo Palade ma ben presto si gira a sinistra per imboccare
la pista ciclabile che si segue per tre chilometri: al km 4.5
si taglia una strada comunale che si prende verso sinistra.
Si giunge dunque a Tret dove ci si dirige verso Cascata. Questa
direzione si abbandona poco dopo, circa trenta metri, per continuare
sulla sterrata: incomincia una salita lungo la quale, ignorando
le deviazioni, si giunge in provincia di Bolzano. Incrociata
una strada asfaltata la si imbocca verso sinistra fino a San
Felice e lì si prende per Merano, sulla statale. La statale
anche stavolta si segue per poco andando sulla comunale 78.
Si passa per un parcheggio e si continua lungo la forestale
in salita: si arriva al km 12.5 alla malga San Felice (metri
1620) ed appena dopo, 100 metri di sentiero, ad un ristorante.
Si aggira il lago e dopo un chilometro si gira a sinistra dopo
una stanga per prendere il sentiero 511 per Malga Fondo: qui
c'è una discesa che si percorre sempre sulla principale.
Al km 16 si ricomincia a salire fino al km 22 quando si scollina:
è Monte Macaion. Si torna indietro fino al primo bivio
quando si prende il 513 che scende dritto a Fondo (km 32). |
|
|
 |
 |
Predaia |
Itinerario che sale da Predaia fino alla Malga Coredo Vecia,
dislivello di 500 metri da coprirsi in 12 km attraverso boschi
e prati molto estesi. Dal parcheggio di Baita 7 larici (metri
1100) si prende per Rifugio Predaia passando per Rifugio Sores
fino a giungere al rifugio, km 5 metri 1440,che si supera. La
dierzione da seguire è ora Malga Rodeva e poi malga Coredo.
Si sbuca sulla strada principale della zona che si prende i
salita, cioè verso sinistra. Al km 12.5 si arriva alla
Malga Coredo Vecia (metri 1622) dove finisce la salita e incomincia
un'altrettanto impegnativa discesa. Ripido sterrato a destra
della malga e poi sempre più facile fino a 7 Larici 8km
19). |
|
|
 |
 |
Santuario
di Senale |
Dislivello ridotto ma itinerario impegnativo: da fondo (metri
990) ci si dirige verso passo Tonale per prendere presto un'interpoderale
in porfido. Presto però si riprende in discesa la statale
del Tonale (numero 42) fino ad entrare nella provinciale di
Castelfondo. In questo paese, al km 4.5, si seguono le direzioni
Dovena-Regole fino a giungere a questa seconda località.
I chilometri percorsi sono circa 8 fino a metri 1250. In località
Regole si svolta a destra e si prosegue sempre dritti sulla
principale ignorando le deviazioni lungo il percorso. La salita
termina in località Urbani, metri 1400 e km 12.5. Primo
obiettivo nella discesa è il Santuario di Senale (km
14) in prossimità del quale si entra nella piazzetta
e si gira poi subito a destra. Brevissima salita e di nuovo
discesa fino al Centro di San Felice (km 17, metri 1290). Si
imbocca una sterrata (in paese a destra prima della chiesa)
che scende a Tret, alla vecchia ciclabile e poi alla statale
che riporta a Fondo (km 26). |
|
|
 |
 |
Passo
Forcola |
Lunga salita sterrata che porta da Cles ai 2100 metri del
Passo Forcola, spartiacque tra Val di sole e Valle di Non. Il
dislivello è di 15oo metri, che si colmano in 20 km.
Dal paese, in particolare dalla Piazza Granda, si sale verso
località Bersaglio e poi, su sterrato, sale su lunghe
diagonali fino a località Verdè, 12 km da Cles
ed a metri 1237. Da qui la pendenza si fa ancora più
dura: i 900 metri di dislivello infatti sono superati con solo
otto chilometri di strada di cui, peraltro, i primi sono in
saliscendi. Solo dopo la località Passo Fraine la strada
si impenna in modo deciso. Durante questa ascesa si attraversano
il laghetto Durigal, di origine carsica, ed il rifugio Peller.
Salendo sempre più vicini alla meta, i panorami si ampliano
fino a dominare la Valle di Tovel ed a scorgere le vette delle
cime innevate dell'Austria. Incantati dal panorama si arriva
dunque al Passo della Forcola, km 20, metri 2100 di altitudine. |
|
|
 |
 |
Forcella
di Brez |
Salita costante al 10% quella che porta da Cloz (metri 790)
alla Forcella: tra le coltivazioni di mele e passando per il
Campo Sportivo si incomincia a salire verso l'obiettivo. Proprio
nei pressi del Campo sportivo si devia a destra per prendere
uno sterrato che si tiene fino al chilometro 5 quando si è
raggiunta quota 1365. A questo punto si può ritornare
o continuare i pianura verso la Forcella di Brez che dista 3.5
km e da lì scendere di nuovo a Cloz attraverso Salobbi.
L'itinerario così disegnato misura 18 km (10 km di discesa
finale). |
|
|
 |
 |
Amblar |
Itinerario impegnativo ma non proibitivo, adatto anche ai meno
allenati. Da Amblar (metri 980) si sale su sterrato (falegnameria)
e si mantiene la stessa strada per vari chilometri fino a Bocca
delle Valli, km 7 metri 1470, dove si prosegue a sinistra lungo
una forestale che si segue fino a Malga Romeno (km 11, metri
1770).
Giunti alla malga si prosegue verso il rifugio Oltradige, un
eccezionale punto panoramico che si raggiunge al km 12.5 (metri
1775). E' il momento di scendere imboccando, nei pressi di Malga
Romeno, la stradina meno evidente che porta a Malga Amblar.
Mezzo chilometro oltre quest'ultima malga si incontra un incrocio
in cui si prende, a gomito, la prima strada strada a sinistra
che sale leggermente fino a malga Don (km 17.8, metri 1670).
Si passa per malga Sanzeno e si prosegue in discesa fino al
paese Don da dove in scioltezza ci si riporta ad Amblar (km
24.5). |
|
|
|
Valle
di sole , di Pejo e di Rabbi
Scenari
imponenti: ghiacciai eterni, montagne massicce e altissime,
rigogliosi boschi, campi coltivati a frutteti.
Qui si elevano i gruppi montuosi del Brenta, dell'Adamello,
della Presanella, dell'Ortles Cevedale (circa un terzo del
territorio è inserito nel Parco Nazionale dello Stelvio).
In Val di Pejo e in quella di Rabbi si possono ancora amirare
le caratteristiche baite in pietra e legno; nei paesi della
Val di Sole non mancano edifici di rilevanza storica ed artistica
(la chiesa di Pellizzano, affrescata dai Baschenis ne è
un esempio), mentre gli usi, i costumi e le tradizioni della
valle sono documentate nel Museo della civiltà solandra
di Malè.
La Val di Sole offre inoltre interessanti testimonianze dell'era
castallana, con i castelli di Ossana, Samoclevo e Caldès.
|
|
|
|
Valle
Rendena
Le
Dolomiti del Brenta sono uno dei punti di forza dell'attrattiva
turistica di questa valle. Lo sviluppo del turismo ha portato
alla realizzazione di moderni impianti di risalita, che consentono
di raggiungere agevolmente alcuni dei più bei punti
panoramici e di godere delle splendide vedute della Valle
Rendena e del suo ambiente.
Buona parte della valle rientra nei confini del Parco naturale
Adamello-Brenta, la più grande area protetta del Trentino.
Autentico gioiello del Parco è la Val Genova (con le
cascate del Nardis e del Làres). I numerosi centri
del fondovalle rendenese sono di origine antica. Un esempio
fra tutti:a Pinzolo c'è la Chiesa di San Vigilio, uno
dei più importanti monumenti del Trentino. La sua facciata
meridionale è stata affrescata nel XVI secolo da Simone
II Baschenis, prestigioso membro di una famiglia di pittori
itineranti bergamaschi, che qui ha realizzato una Danza macabra
di eccezionale valore. E molte altre sono le chiesette affrescate
che possono essere visitate: quella di S.Antonio a Pelugo
brilla su tutte per il gigantesco San Cristoforo che campeggia
sulla facciata e che vigila sulla strada nazionale lì
accanto. Per finire, Madonna di Campiglio, ai piedi del Brenta,
stazione turistica di fama mondiale, che però non rinuncia
ad essere punto di partenza per affascinanti escursioni, passeggiate
e traversate nei suoi dintorni.
|
LIGURIA
|
| Il
sentiero azzurro
Siamo
al mare ma noi questo weekend lo consideriamo di montagna,
nel senso che se siete nella stagione estiva e volete fare
un tuffo, bene, altrimenti godrete della vista del mare ma
camminerete a lungo come se foste in montagna. Di tutti i
percorsi liguri è il più famoso e spettacolare.
Il panorama e l'ambiente circostante vi conquisteranno: scogliere
a strapiombo sul mare, vegetazione esotica, vigneti terrazzati,
scalinate, fontane, torrette, ponticelli
L'itinerario parte da Riomaggiore e arriva a Monterosso. E'
lungo circa 12 chilometri e la quota massima (200) si tocca
a Prevo, piccola ma caratteristica frazione di Vernazza. Il
percorso è composto per lo più da sentieri (8
chilometri circa), mulattiere acciottolate e gradinate (2
km circa). La parte restante è formata dal lungomare
di Via dell'Amore e da strade interne dei paesi. L'intero
percorso è segnalato da una striscia bianca e a azzurra.
Se si esclude il sentiero degli innamorati, che risale agli
anni trenta, è un tragitto antico molto conosciuto
ai tempi della Repubblica di Genova, quando Vernazza era lo
scalo e il mercato principale della zona.
Per percorrere tutto il sentiero sono necessarie circa cinque
ore e complessivamente si supera un dislivello di circa 500
metri.
Il tempo raddoppia se si effettuano brevi visite ai borghi.
L'ideale è avere almeno un paio di giorni se non più
e dividere il percorso a tappe.
E' facilmente percorribile ma è possibile trovare restringimenti
del tracciato , tratti scivolosi e dirupi. In alcuni punti
si tratta di una vera e propria mulattiera che si snoda lungomare
collegando i cinque borghi tra loro.
Ecco il sentiero più nei dettagli:
Riomaggiore-Manarola:
1km. Tempo di percorrenza: 20 minuti
Il sentiero inizia dal piazzale della stazione FS per la Via
dell'Amore fino a Menarola.
Manarola-Corniglia: 2,8 km. Tempo di percorrenza: 1
ora
Da Menarola sale lievemente e poi in piano sulla bella mulattiera
raggiunge la stazione FS di Corniolia e il paese con erta
scalinata.
Corniglia- Vernazza: 3,4 km. Tempo di percorrenza:
1 ora e mezza
Da Corniglia il sentiero si snoda mantenendosi pressoché
alla stessa quota per lungo tratto con alcuni punti difficoltosi,
scende infine a Vernazza.
Vernazza- Monterosso: 3,8 km. Tempo di percorrenza:
2 ore
Da Vernazza inizia il tratto più lungo e tortuoso dove
spesso occorre fare molta attenzione per la natura del terreno.
Il sentiero sale fino a 180 metri di quota ed in vista di
Monterosso scende precipitosamente terminando in prossimità
del Comune.
|

LOMBARDIA
|
|
A
CHIAVENNA
a tavola nei crotti
Chiavenna,
in provincia di Sondrio, sorse su una grande frana, staccatasi
in epoca remotissima dal versante sud. I massi fermatisi sul
pendio diedero origine ai crotti. Tra gli spiragli di tali
massi soffia una corrente d'aria a temperatura costante, sia
d'estate che d'inverno, intorno agli 8 C°, risultando
perciò tiepida in inverno e fresca d'estate.
Queste cavità, da non confondersi con le normali cantine,
sono ottime per la conservazione del vino e di altri prodotti
gastronomici tipici. Attorno a queste cavità i chiavennaschi
edificarono piccole costruzioni con saletta e camino dove
ci si dà appuntamento in allegre compagnie per degustare
i prodotti locali: pizzoccheri, polenta taragna, grigliate
miste, patate al forno, verdure grigliate
il tutto innaffiato
con del buon vino rosso. Oltre un'ottantina sono i crotti
in Valchiavenna.
Nel Crotto Giovanantoni di san Giovanni a Chiavenna una scritta
del 1781 ben chiarisce lo spirito di queste "locande"
. "Si vende vino bono e si tiene schola de umanità".
Atmosfere cordiali in uno scenario a misura d'uomo.
In particolare, durante il primo weekend di settembre a Chiavenna
si svolge la tradizionale Sagra dei Crotti. Da non perdere.
|
|
|
|
SALITA
ALBAVILLA - ALPE DEL VICERE'
La
salita che da Albavilla porta all'Alpe del Vicerè è
più breve e meno impegnativa rispetto a quella del
Monte Cornizzolo; la lunghezza è di circa 6 chilometri
mentre il dislivello è di 493 metri. Il punto di partenza
si trova nella piazza principale di Albavilla, paese alle
porte di Erba raggiungibile per mezzo della strada statale
639 che collega le città di Como e Lecco.
Il primo chilometro della salita non presenta difficoltà
particolari ma non appena si entra nel bosco la pendenza diventa
insidiosa. Dopo il chilometro iniziale tutta l'ascensione
si compie nel mezzo di un bosco di faggi e querce; da quel
punto in poi la pendenza rimane costante intorno al 10% e
non vi sono molte possibilità di 'tirare il fiato'.
La strada è aperta al traffico (ad eccezione della
domenica pomeriggio) ed il punto di arrivo si trova all'ingresso
di un posteggio per le auto. La zona di arrivo della salita
costituisce invece il punto di partenza per gli escursionisti
che da qui raggiungono la vetta del Monte Boletto 1236 metri
s.l.m. o del Monte Palanzone 1436 metri s.l.m.
|
|
|
|
AL
RIFUGIO MENAGGIO
un balcone naturale sul lago di Como
Una
passeggiata di due ore circa all'andata, e 1 e ½ circa
al ritorno. Un paesaggio spettacolare vi aspetta sulla cima.
Si arriva in auto fino ai Monti di Breglia-Menaggio (m 1000).
Da qui si sale a piedi fino al Rifugio Menaggio, con un dislivello
di circa 400 m. Al ritorno, possibilità di prendere
il traghetto da Cadenabbia a Bellagio.
|
|
|
|
AI
PIANI D'ERNA
Una terrazza sulla Brianza e la città di Lecco
Per
una gita in compagnia, una corsa col cane, un volo col parapendio
o più semplicemente una domenica di relax in mezzo
alla natura
Ma soprattutto per una bella passeggiata o una camminata più
impegnativa. I Piani d'Erna offrono una variegata gamma di
sentieri e percorsi di ogni grado di difficoltà.
Un balcone sulla città di Lecco posto a 1329 metri,
facilmente raggiungibile a piedi o più velocemente
e comodamente in cinque minuti con la funivia.
I Piani d'Erna sono situati in una bella conca sorretta dal
Pizzo d'Erna e dominata dalle punte imponenti del Resegone.
Sono circondati da prati verdissimi e ancora rigogliosi e
hanno sullo sfondo le Alpi, dal Cervino al Monviso.
Per chi si ferma ai Piani e vuole consumare un buon pasto
di montagna si consiglia il Rifugio Marchett. Qui si può
anche pernottare.
Sentieri
ben tenuti e segnalati, con partenza dai Piani D'Erna sono
percorribili in genere durante tutto l'anno. Qui di seguito
segnaliamo i principali per dare un'idea dell'ampia possibilità
di scelta:
Elementare:
- GIUFF-FORBESETTE-RESEGONE
sent.7-17 h 2.30
- MORTERONE
PAESE sent. 7-16 h 1.20
- PASSO
DEL FO'-MONTE MAGNODENO sent.5-11-24 h 2
Facile:
- FORCELLA
OLINO-CULMINE S.PIETRO sent.21 h 2.30
- GIUFF-CALDERA-RESEGONE
sent.7-8-17 h 2
- MORTERONE
PAESE sent.18 h 1.15
- BEDULETTA-RESEGONE
sent.5-1 h 2
- RIFUGIO
ALPINISTI MONZESI sent. 5 o 6 h 1.10
- PASSO
DEL FO'-LA PASSATA-MONTE TESORO sent. 5-11-70 h 3.30
- ANELLO
DEL RESEGONE - ERNA sent. 7-13-587-576-11-5 h 6
Impegnativo:
- CANALONE
BOBBIO-RESEGONE sent. 10 h 1.30
- CANALONE
COMERA-RESEGONE sent. 5-1-9-10 h 1.40
- PASSO
DEL FO'- MOTE MAGNODENO sent. 5-23 h 1.30
- PASSO
DEL FO'- FERRATA CENTENARIO CAI-RESEGONE con attrezzatura
da ferrata sent. 5-12 h 2.30
Molto
Impegnativo:
-
BEDULETTA-DENTE PER LA FERRATA DEL GRUPPO GAMMA attrezzatura
da ferate sent. 5-22a-10
Questi
invece i sentieri che raggiungono i Piani d'Erna evitando
di farvi prendere la funivia:
Elementare:
- MALNAGO-RIFUGIO
STOPPANI-PIANI ERNA sent. 1-1a o 1b-7 h 2
Facile:
- VERSASIO-PASSO
DEL CAMMELLO-PIANI ERNA sent.18 h 2
Molto
Impegnativo:
- VERSASIO-FERRATA
DEL GRUPPO GAMMA AL PIZZO D'ERNA attrezzatura da ferrata
sent. 1-22
Arrampicate
sportive:
- PALA
DEL CAMMELLO
- BASTIONATA
DEL PIZZO D'ERNA
- PARETE
STOPPANI
- PARETE
GAMMA
- BASTIONATA
DEL RESEGONE
|
|
|