Fra le colline del Barolo...e del Barbaresco

inserito da Giulia





Una giostra di colline che si intrecciano e si affacciano su un'ampia vallata che ospita il capoluogo di queste terre: Alba.
Sono undici i paesi delle Langhe che ospitano i "santuari" dell'enologia: Barolo, Serralunga, Castiglion Falletto, La Morra, Novello, Monforte d'Alba, Grinzane Cavour, Diano D'Alba, Roddi, Verduno, Alba. Un panorama di campanili, di torri, di castelli, di cascine, di colline ampie e tondeggianti. E naturalmente di vigneti, 1200 ettari di superficie vitata, per essere precisi.
La produzione del Barolo su queste terre è un'attività iniziata sin dai primi decenni dell'800: una data che separa due modi di vinificare e di intendere il vino. Dalle uve nebbiolo presenti in zona, infatti, da secoli si otteneva un vino dalle caratteristiche amabili per il suo elevato tenore zuccherino. Fu la marchesa di Barolo, Giulia Falletti, a dare impulso determinante alla produzione del nebbiolo come vino secco, facendolo "alla moda dei vini di Bordeaux"."I consigli ricevuti dal Conte Odart, celebre enologo francese chiamato in zona dall'allora giovane Camillo Benso Conte di Cavour per risollevare le sorti delle proprie cantine, portò a risultati convincenti ed entusiasmanti. Il vino ottenuto venne battezzato con il nome della residenza della Marchesa. Nasceva così il Barolo.
Barolo non è come altri paesini in cima a una collina, bensì a metà della valle, su una specie di promontorio che raccoglie le case e il castello marchionale della famiglia Falletti. Nella piazzetta antistante il castello si trova la Chiesa parrocchiale di San Donato, dove c'è il sepolcro degli antichi feudatari. Qui ha sede l'Enoteca regionale del Barolo. Oltre alla sezione espositiva delle bottiglie dei produttori aderenti, nell'Enoteca è possibile degustare ed acquistare le bottiglie desiderate.
Come è possibile farlo nelle varie cantine degli altri dieci paesini intorno.

A nord est di Alba c'è un piccolo anfratto di Lana che comprende i comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e S. Rocco, Seno d'Elvio. Qui le colline si aprono dolci come immensi anfiteatri per cadere, quasi repentine, dove il Tanaro le divide dalla pianura.
Poco più di due milioni di bottiglie di Barbaresco vengono qui prodotte su una superficie di circa cinquecento ettari di vigneti distesi fra i 400/500 metri di altitudine. Vecchie case di paese, cascinali di campagna, piccole chiese e cappelle…
Il Barbaresco non è un vino qualsiasi e molti, soprattutto all'estero, lo considerano addirittura il migliore dei vini italiani.
Nonostante l'omogeneità del territorio, ogni vigna si differenzia da un'altra per mille sfumature, minime nuances di profumo: viola tabacco, liquirizia… A Treiso, osservando le vigne verso i costoni più alti delle colline si può ammirare la Rocca detta "dei sette fratelli":
un susseguirsi maestoso di calanchi a strapiombo la cui origine si confonde tra le cause naturali che attribuiscono il fenomeno all'erosione delle acque e le vicende drammatiche dei misteriosi racconti del passato.
Neive si trova invece sulla punta di un cocuzzolo. Il suo centro storico è molto ben conservato e sono parecchi i reperti storici e architettonici che testimoniano il passato della cittadina. Tutto il centro medievale è degno di attenzione, con le belle case in pietra, i portoncini in legno restaurati, la strada che con i suoi saliscendi si apre su curati giardini. Sulla collina di Barbaresco si affacciano numerose piccole aziende e cascinali.
Oltre alle degustazioni nelle varie cantine della zona, ai buongustai si consiglia una sosta in una delle numerose trattorie che offrono forniti menu di cucina tipica locale.